Malattie trasmesse da zecca: Erlichiosi canina e sindromi che rispondono alla doxiciclina e all’imidocarb.

ATTENZIONE: tutto quello che leggerai è stato scritto diversi anni fa. La medicina è in continua evoluzione e questi articoli seppur divulgativi avevano una solida base scientifica ed erano aggiornati nel momento in cui sono stati scritti. Hanno ancora valore e hanno un significato storico, ma chiedi sempre al TUO VETERINARIO. Non fare autodiagnosi ai tuoi animali e consulta sempre un professionista. Ti ringrazio! e ... Buona lettura, Nicoletta Bevere
Introduzione
Questo breve articolo divulgativo -ma non troppo- è dedicato ai cani che ho curato per malattie da zecca e a tutti i proprietari che vogliono sapere qualcosa di preciso su questa malattia.

Che cos’è l’erlichiosi?
L’erlichiosi è una malattia infettiva non contagiosa causata da un gruppo di microrganismi geneticamente affini che parassitano le cellule del sangue. Al Genere Ehrlichia appartengono molte specie di diversi parassiti, ognuno dei quali ha specifiche “preferenze” sia riguardo la specie animale (cane, cavallo, animali selvatici, uomo, ecc…) sia riguardo la cellula del sangue che viene parassitata (monociti, granulociti o piastrine). Attualmente si conoscono 8 specie di Ehrlichie, ma la lista è destinata ad ampliarsi: infatti, mediamente ogni 20 anni, ne viene individuata una nuova specie, ossia un nuovo microrganismo che, per caratteristiche genetiche, può a buon diritto entrare nel Genere Ehrlichia.

Se il cane ha l’erlichiosi, a chi può trasmetterla?
A nessuno. L’erlichiosi è una malattia infettiva in quanto è sostenuta da un microrganismo, ma non è contagiosa in quanto non può essere trasmessa da un animale malato ad uno sano. La trasmissione può avvenire soltanto tramite un vettore, che in questo caso è un artropode, e più esattamente della Classe degli aracnidi, e ancora più esattamente una zecca. Solo la zecca (e forse qualche altro artropode vettore non ancora individuato) può trasmettere la malattia. Il cane malato no.

Come fa il cane a contrarre l’Ehrlichia?
Il microrganismo viene trasmesso da una zecca che abbia consumato sul cane il suo pasto di sangue. Una volta avvenuta la trasmissione, i sintomi della malattia si evidenziano rapidamente, tanto che è comune, in corso di erlichiosi, che il proprietario si ricordi di aver notato delle zecche sul proprio animale o che queste vengano rinvenute durante la visita. In Europa è soprattutto la zecca Ixodes ricinus ad ospitare e trasmettere Ehrlichia. Negli studi condotti sia in Europa sia in USA sono risultati maggiormente predisposti alla malattia i cani di grossa taglia e, tra questi, certamente quelli che conducono vita all’aperto. Tra tutte le razze di cani, il Pastore Tedesco è quello che ha una prognosi meno favorevole per quanto riguarda l’erlichhiosi monocitica, che è la forma più grave di erlichiosi. In Europa i mesi durante i quali compaiono i sintomi sono quelli tra la fine di luglio e l’inizio di ottobre.

Storia e composizione del Genere Erlichia.
La storia della scoperta di questi microrganismi inizia in Europa negli anni Trenta dello scorso secolo quando, nei bestiami al pascolo, venne segnalata per la prima volta una malattia febbrile che colpiva gli animali apparentemente in concomitanza a gravi infestazioni da zecche. La malattia fu quindi subito associata alla puntura degli artropodi e fu chiamata febbre da zecche, anche se l’agente infettivo (Ehrlichia phagocytophila) fu scoperto solo negli anni Cinquanta.
Sempre negli anni Trenta, in Algeria questa volta, fu notato che alcuni cani infestati dalle zecche si ammalavano di un morbo che causava vari sintomi, tra i quali spiccava la febbre e l’anemia. La malattia rimase più o meno ignorata, sembrava che non fosse importante, per oltre trent’anni. Del resto, negli anni Trenta, a chi importava se il cane da guardia si ammalava? A quel tempo la medicina veterinaria era tutta per bovini e cavalli!
Nel 1969 però la cosa era destinata a cambiare. Un gran numero di cani appartenenti alle forze militari statunitensi, di razza Pastore Tedesco, sono stati portati, come animali da lavoro, in Vietnam al seguito dei soldati. Lì le condizioni ambientali furono perfette perché moltissimi animali fossero esposti alle punture di diversi artropodi, fra i quali c’erano molte zecche infette. Nel 1969, proprio in Vietnam, scoppiò tra quei cani una gravissima epidemia. Gli animali morivano a decine a causa di una strana infezione che colpiva il sangue distruggendone le cellule e che causava imponenti emorragie nasali. Alcuni cani furono rimandati a casa e la loro malattia fu messa sotto il microscopio: fu chiamata inizialmente pancitopenia tropicale canina, ma poi si scoprì che si trattava della stessa malattia scoperta in Algeria, segnalata poi un po’ ovunque nel mondo e rimasta fino a quel momento ignorata. La chiamarono erlichiosi canina (oggi meglio detta erlichiosi monocitica canina), causata da Ehrlichia canis, responsabile di malattia anche nell’uomo.
Negli anni Settanta si scoprì che il cane poteva ospitare anche un secondo tipo di Ehrlichia (E. ewingii), la quale causa una malattia molto meno grave rispetto alla precedente, caratterizzata anzi da un andamento benigno. Questa malattia si chiama oggi erlichiosi granulocitica canina, per distinguerla dalla precedente, ben più grave.
Naturalmente l’elenco delle erlichie non è che all’inizio: alla fine degli anni Settanta in una fattoria che sorge vicino al fiume Potomac, nel Maryland, scoppia tra i cavalli un’epidemia molto grave caratterizzata da coliche addominali, diarrea e morte. E’ Ehrlichia risticii. Poco dopo, siamo negli anni Ottanta, viene scoperta una seconda Ehrlichia del cavallo, chiamata Ehrlichia equi, che infetta non solo il cavallo, ma anche il cane. In quest’ultimo la malattia prende ancora nome di erlichiosi granulocitica canina. Quindi vuol dire che la stessa malattia (erlichiosi granulocitica) può essere data sia da E. equi sia da E. ewingii, mentre l’erlichiosi monocitica, quella grave, mortale, può essere data per quanto si sa solo da E. canis.
Colpiscono, sembra, solo l’uomo Ehrlichia sennetsu ed Ehrlichia Chaffensis, sebbene quest’ultima possa essere ospitata dal cane senza alcun disturbo da parte di esso. Ancora il cane ospita volentieri Ehrlichia platys, la quale parassita le piastrine, ma sembra non essere in grado di determinare alcuna malattia. E’ cosiderato un microrganismo “innocente fino a prova contraria”.

Quali sono i sintomi dell’erlichiosi?
L’erlichiosi è una malattia multiforme! Di solito la febbre è una costante. Di solito anche la linfoadenomegalia è una costante. Ci può essere anemia, anche grave, leucopenia, oppure leucocitosi, piastrinopenia oppure no. L’anemia può essere di tipo emolitico (e allora compare ittero, le feci sono molto scure e le urine quasi marroncine), oppure di tipo misto emolitico e iporigenerativo. In questo caso l’anemia è gravissima, molto rapida nel suo decorso, davvero pericolosa. Si possono osservare imponenti episodi di epistassi franca bilaterale. Alla palpazione dell’addome la milza può essere così voluminosa da essere palpata agevolmente. Altri sintomi possibili sono il dolore cervicale: il cane non flette il collo, cammina “sulle uova”, cautamente, con la testa estesa in avanti. Un sintomo non descritto in letteratura è la cecità. Ho osservato un caso (Emi, meticcio di 14 Kg) in cui l’unico sintomo è stata una corioretinite con distacco di retina bilaterale e cecità, in assenza di qualsiasi altra alterazione sia dell’esame fisico sia dei principali parametri ematochimici. Un sintomo suggestivo, ma non particolarmente comune è la poliartrite non erosiva: le articolazioni sono dolenti e tumefatte e l’animale è riluttante al movimento. In alcune forme di erlichiosi avanzata il sintomo più imponente è il dimagrimento e il decadimento delle condizioni generali. Infine, un altro sintomo è la presenza di edemi periferici: gli arti sono tumefatti e gonfi e la pressione di un dito esercitata sulla cute lascia un’impronta, un avvallamento.

Come fare diagnosi di erlichiosi?
Esistono diverse possibilità, a partire da un campione di sangue. La tecnica di immunofluorescenza anticorpale indiretta è considerato il metodo più sensibile ed economico per diagnosticare Ehrlichia canis ed Ehrlichia equi in tutte le fasi della malattia, con l’unica eccezione (dimostrata nell’uomo) di soggetti trattati precocemente con l’antibiotico. Si tratta di un sistema che svela indirettamente il parassita, attraverso il titolo anticorpale del cane. Un metodo che invece “vede” direttamente l’Ehrlichia è la PCR. Il problema di questi esami è che il gruppo di Ehrlichia canis – ewingii – chaffensis è facile da trovare: tutti i laboratori di analisi sono in grado di trovare anticorpi contro queste erlichie. Invece se il mio cane è stato colpito da Ehrlichia equi o da un altro microrganismo affine, o (perché no?) da un’Ehrlichia non ancora scoperta, allora è possibile che il laboratorio non individui alcun titolo anticorpale specifico.
Io personalmente mi comporto in questo modo: se ho un cane con una sintomatologia compatibile con l’erlichiosi, eseguo un esame emocromocitometrico. Se anche questo converge verso la mia diagnosi, congelo sia il sangue intero sia il siero, per esami futuri. Non eseguo altri test, a meno che il proprietario non sia contrario a questa procedura (che sostanzialmente è molto economica e fa risparmiare da 40 a 100 euro) e comincio immediatamente il trattamento specifico per la malattia da zecca. Quando il cane è perfettamente guarito, segnalo nella sua cartella clinica la diagnosi di “probabile malattia da zecca che ha risposto al trattamento doxiciclina – imidocarb”. Se invece ho la necessità di sapere esattamente di che tipo di infezione si tratti, allora (a seconda del caso) eseguo sia i titoli anticorpali, sia la PCR. La PCR inoltre, effettuata alla fine della terapia, conferma che il microrganismo è stato definitivamente debellato.

Come si cura l’erlichiosi?
Indipendentemente dalla specie di Ehrlichia che ha colpito il cane, la cura migliore, basata sullo studio di alcune centinaia di casi clinici spontanei, è la seguente: doxiciclina 10 milligrammi pro Kg di peso del cane una volta al giorno per 4 settimane consecutive. Durante questo periodo si deve associare un secondo farmaco: imidocarb dipropionato 5 mg/kg per via intramuscolare, due volte a distanza di 14 giorni. Questo tipo di trattamento è quello che si associa al maggior grado di “sterilizzazione” del paziente.
A volte però, nonostante il cane non abbia più Ehrlichie in circolo, la malattia non guarisce completamente. Alcuni soggetti (soprattutto i Pastori Tedeschi, per il funzionamento del loro sistema immunitario) possono sviluppare, in seguito all’erlichiosi, una risposta immunitaria abnorme e aberrante, la quale di per sé sostiene alcuni sintomi. In questi casi purtroppo è necessario sopprimere la risposta immunitaria attraverso l’uso di prednisone al dosaggio di 1-2 mg/kg due volte al dì per una o due settimane, seguito da dosi scalari per altre due o tre settimane.
Nella mia esperienza i sintomi che, in corso di erlichiosi, hanno richiesto l’uso di prednisone in quanto non regredivano dopo la terapia antibiotica sono stati uveite posteriore, poliartrite, meningite. Questi soggetti, dopo la remissione dell’erlichiosi acuta, erano stati colpiti da una sintomatologia che “se ne stava andando per i fatti suoi” e solo l’immunosoppressione ha determinato la guarigione definitiva e completa.

Storie di cani con sindromi doxiciclina – imidocarb responsive.
Ransie
. Ransie è una cucciolotta di Pitbull proveniente da Salerno. Viene prelevata nell'aprile del 2007 da una specie di canile, dove versa in pessime condizioni, per andare a vivere a Milano, con i suoi nuovi proprietari, che chiameremo Arianna e Alessandro. Arrivata a Milano, Ransie conduce vita d’appartamento per una decina di giorni, durante i quali si mostra allegra, giocherellona e affettuosa. Dopo quel periodo io la visito: Ransie appare normale e in salute alla visita, ha oltre tre mesi e decido quindi di vaccinarla. Fin qui niente di strano. Ma il giorno dopo il vaccino compare invece una febbre molto alta. Ransie è estremamente abbattuta e si nota una linfoadenomegalia imponente. I linfonodi retromandibolari sono grandi come mandarini! Non ho mai pensato ad una vera reazione vaccinale. Ho pensato piuttosto che il cane stesse incubando qualcosa e che il vaccino avesse slatentizzato la malattia, oppure che fosse una vera e propria coincidenza. Tratto i sintomi, eseguo l'esame citologico dei linfonodi, e comincio a monitorare l’emocromo. Mi rendo subito conto che Ransie sta sviluppando una grave anemia non rigenerativa, associata a grave neutropenia e linfocitosi. Penso ad una malattia da zecca e quindi inizio immediatamente con la doxiciclina, ma Ransie sta sempre peggio. Nonostante le mie aspettative la malattia non risponde affatto alla doxiciclina. Stento ugualmente a credere che non sia una malattia da zecca e quindi decido di continuare su questa strada, cominciando ad associare l'imidocarb, perchè ormai Ransie è febbrile da cinque giorni e i globuli rossi scendono sempre di più: il cane sta morendo. Dico ad Arianna che dobbiamo fare assolutamente l’imidocarb. I proprietari però, molto preoccupati, sentono un altro veterinario che, pur non capendo niente della malattia di Ransie e pur non essendo adeguatamente informato sulle malattie da zecca, dice alla proprietaria che la malattia di Ransie è stata causata proprio dal mio vaccino, e che lui Ransie non l’avrebbe vaccinata. Sentono un altro veterinario ancora, il quale dice loro che la cura che sto facendo non serve, che sto intossicando il cane, e che la doxiciclina e l’imidocarb non vanno mai associati, contraddicendo evidentemente le indicazioni che provengono dalla letteratura scientifica più recente, e dimostrando quindi di non avere la competenza per discutere il caso complicato di Ransie.
La proprietaria, Arianna, dopo aver sentito queste cose non vuole parlarmi al telefono. Riesco però a parlare al suo fidanzato e lo convinco a passarmela. Le dico, con lo stomaco chiuso, che so quello che sto facendo, che Ransie muore se non facciamo subito l’imidocarb e che le parole che sono state dette dai miei colleghi sono di buona presa su un proprietario, ma disoneste perché prive di alcun fondamento scientifico. Il vaccino non può essere responsabile della sintomatologia. Spiego ad Arianna che a volte le malattie e i malati si comportano in modo diverso da quello che ci si aspetta, ma che comunque seguire un "metodo scientifico" mette maggiormente al riparo dal commettere errori, piuttosto che andare a casaccio e sparare nel mucchio. Forse l'ho convinta.
Il giorno dopo vedo Ransie, assieme ad Alessandro, entrare nel mio studio. Ovviamente sono felice, ma in grande tensione, perché ora dipende tutto dal nuovo antibiotico. Pratico finalmente la prima dose di imidocarb e... in serata, per la prima volta da una settimana, la febbre scende. Da quel momento in poi Ransie è stata sempre meglio. Ha avuto tanti altri piccoli problemi, tutti transitori, alcuni strani, alcuni stranissimi ma sempre guariti in seguito al trattamento: un improvviso edema diffuso della cornea senza lesioni corneali (guarito), il megaesofago (sotto controllo), una piodermite superficiale (guarita), la demodicosi generalizzata (sotto controllo), una papillomatosi orale (in piena "fioritura" proprio in questi giorni).
Uno dei veterinari, che era stato sentito nei giorni più brutti di Ransie, mi ha telefonato per scusarsi e per spiegarmi che probabilmente i proprietari avevano male interpretato le sue parole. Arianna e Alessandro mi hanno regalato un astuccio di Furla, ma per me il vero regalo è questo: oggi vedo Ransie correre ai giardini di via Padre Semeria, quando porto il mio bambino al parco, e penso che il lavoro che faccio è, a volte, un lavoro bellissimo.
Cane marrone. E’ passato un bel po’ di tempo e ricordo solo il cognome dei proprietari. Ero al mio primo anno di Dottorato di Ricerca e il cane, una femmina sui venti chili, stava così male che, finita la visita e i prelievi, l’ho dovuta prendere in braccio per accompagnare la proprietaria fino alla sua macchina, con il cane incapace di muovere un passo. Il problema principale era una grave poliartrite non erosiva, associata a dimagrimento, debolezza generalizzata, febbre. Il quadro era quello di una erlichiosi monocitica cronica, trascurata a lungo a causa di una errata diagnosi. La cagna era sopravvissuta alla forma acuta ma, piano piano, aveva probabilmente sviluppato una reazione immunitaria abnorme che determinava l’infiammazione di tutte le articolazioni. Il cane, una volta risolta l’infezione da Ehrlichia canis con la terapia doxiciclina – imidocarb, dovette essere trattato con prednisone e immunosoppresso. Solo con quest’ultimo farmaco infatti si ottenne la remissione del dolore e dell’infiammazione articolare. Purtroppo, il sistema immunitario del cane si comportò in modo davvero anomalo e l’animale dovette rimanere immunosoppresso per oltre un anno, pena la ricaduta della poliartrite e della zoppia. Ho perso il seguito della sua storia, ma so che è stata a lungo curata con pazienza e amore dai suoi proprietari.
Camilla. La proprietaria mi disse che Camilla era mogia e aveva un “aspetto strano” da qualche giorno. Dalla visita generale sembrava che a parte la febbre il cane non avesse altro. La feci allora camminare e mi resi conto che in tutti i suoi movimenti, in tutto quello che faceva, teneva sempre la testa dritta e fissa davanti a sé. Provai delicatamente a flettere il collo e Camilla finalmente mi gratificò con un grido lancinante. Dolore cervicale, ipertermia, neutrofilia a banda. Questi i tre sintomi. Feci un test ELISA rapido per Ehrlichia e Leishmania. Negativo. Mi consultai con alcuni colleghi e decisi allora che era un caso di meningite corticosteroide-responsiva. Si tratta di una malattia immunomediata che può essere causa di dolore cervicale, ipertermia e leucocitosi nei giovani cani di grossa taglia. Dopo la prima dose di corticosteroidi il cane stava benissimo, sfebbrato e con una normale mobilità del collo. Proseguì la terapia corticosteroide per un mese, ma mi resi conto che, non appena si scendeva un po’ con la posologia del prednisone, il dolore cervicale ricompariva. Provammo e riprovammo a togliere a Camilla il suo cortisone, ma ogni volta era la stessa cosa: febbre e dolore cervicale. Chiesi alla proprietaria di fare altri esami, ma purtroppo non c’erano soldi da spendere e così non facemmo alcuna analisi. Fortunatamente la proprietaria chiese un secondo parere, perché io non ne venivo a capo, senza esami più specifici. Tornò da me e mi disse che il suo vecchio veterinario, leggendo tutta la storia clinica, diceva che poteva trattarsi di una malattia da zecca. Tentai così la doxiciclina. La sintomatologia iniziò a regredire e finalmente riuscimmo a scalare il cortisone. Camilla ebbe in seguito altri tre episodi di dolore cervicale che per regredire e scomparire ebbero ogni volta bisogno di lunghe terapie di doxiciclina e prednisone. Ora Camilla ha quattro anni e non ha più crisi da oltre due anni. Ho scoperto che è un cane simpatico e vivacissimo (io l’ho sempre conosciuta triste e malata), e la vedo solo per le visite annuali, in piena salute.
Mizzi. Mizzi è un bel meticcio di Pastore Bergamasco. E’ il cane di una ragazza speciale, che chiameremo V., un po’ figlia dei fiori, fissata per la naturopatia, l’erboristeria, l’omeopatia. Ho sempre detto a V. che Mizzi doveva essere portata nei boschi con una buona dose di antiparassitario, perché tutte le volte che veniva in studio da me le trovavo delle zecche addosso. V. mi diceva che aveva usato l’aglio, o un prodotto a base di erbe, o di fiori, o qualche altra cosa molto sana, e che poi la sera davanti al fuoco (di un campeggio selvaggio) passava tutto il tempo a levare le zecche dal cane. Anche i suoi amici facevano così: davanti al fuoco a togliere le zecche ai cani. Le zecche venivano lanciate nel falò, tranne quelle che toglieva V., la quale si dispiaceva troppo di bruciare nel fuoco animali tanto nobili, e quindi si limitava a lanciarle lontano dal suo cane. Bene, un giorno mi dice che Mizzi è depressa e non mangia. La visito, ha la febbre, i linfonodi ingrossati, la milza è talmente grande che la faccio palpare anche alla proprietaria, è anemica. Faccio un prelievo di sangue e dall’emocromo risulta una pancitopenia. Inizio subito la doxiciclina e l’imidocarb. Il giorno dopo il cane sta meglio, ma per sicurezza, per escludere una neoplasia, facciamo un’ecografia della milza, dalla quale risulta che la milza è ingrossata ma non è colpita da alcuna patologia. L’ingrossamento è solo dovuto all’erlichiosi.
Mizzi guarisce prontamente dall’infezione ma purtroppo, dopo pochi mesi, si ammala di linfoma. Quando la rividi era abbattuta e i linfonodi erano molto gonfi, ma di un gonfio “diverso” rispetto a quando aveva avuto l’infezione da zecca. Non c’era febbre, l’emocromo era normale. Facemmo la citologia linfonodale, dalla quale la diagnosi fu inequivocabilmente quella di linfoma. Ora, dopo la stadiazione e quattro cicli di chemio Mizzi è vivace e apparentemente in piena salute. V. mi dice che, secondo le sue teorie, c’è un collegamento tra l’erlichiosi che ha attaccato violentemente il sistema linfatico di Mizzi, e lo sviluppo del tumore allo stesso sistema linfatico, pochi mesi dopo. Mi ha portato da leggere un libro che parla della medicina di Hamer. Non lo so. Forse ha ragione lei. Non lo so. Comunque la chemio sta funzionando.
Emi. Emi ha iniziato con una congiuntivite, questa estate “giù al paese”. Cosa vuol dire quando ti dicono “giù al paese”? Che sono di origini meridionali e che tornano al loro paese a trovare i parenti, gli amici e a fare un po’ di mare. Bene, Emi, in agosto al paese aveva la congiuntivite. A settembre Emi, a Milano, aveva ancora la congiuntivite. Quello che vidi io fu che oltre all’arrossamento della congiuntiva c’era anche un grave dolore oculare, ma senza ulcere corneali o segni di uveite anteriore. Per il resto alla visita era tutto normale. Non ci capii nulla. Le diedi un antinfiammatorio per bocca e del collirio. Con la terapia i sintomi oculari più evidenti e il dolore passarono, ma Emi iniziò ad urtare gli ostacoli, in giro per strada. Mi misi subito in contatto con Luca Mertel, un oculista veterinario che, visitato il cane, mi disse che c’era un’uveite posteriore, senza altri segni. Disse che secondo lui si poteva trattare molto probabilmente di una malattia infettiva come la leishmania o, molto meno probabilmente, di un linfoma. Feci gli esami del sangue per cercare la malattia infettiva, senza troppe speranze visto che l’emocromo era normale e il cane non aveva mai avuto né febbre, né linfoadenopatia. E invece risultò positivo ad Ehrlichia canis. Ma tanto positivo! Incredula, ho cercato in letteratura un simile caso di erlichiosi, ma invano. A mia conoscenza non ce ne sono altri simili. Emi è stata trattata con doxiciclina + imidocarb e immunosoppressa con prednisone. Siccome era necessaria un’ulteriore immunosoppressione, per cercare di salvarle la vista, è stata verificata la negativizzazione dell’Ehrlichia con la PCR e quindi è stata aggiunta al prednisone la ciclosporina. La cura è attualmente in corso.
Skrappi. E’ un Dogo Argentino esagitato. E’ arrivato anoressico, con la febbre alta, i linfonodi tumefatti e degli imponenti edemi agli arti presenti da alcuni giorni. I piedi e le mani erano così edematosi che, toccandoli, vi si lasciava l’impronta. Prelevare un goccio di sangue a quell’indemoniato peloso di quaranta chili mi costò una fatica tremenda, ma ero convinta dell'utilità dell'analisi, prima di cominciare la doxiciclina. Infatti se l’emocromo fosse stato infiammatorio non avrei avuto dubbi che la sintomatologia fosse su base infettiva e in particolare che fosse una malatia da zecca. E invece l’emocromo, contro tutte le mie aspettative, era normale. Ma il sospetto di ehrlichiosi era ugualmente talmente forte che ho iniziato subito con la doxiciclina. Del resto anche la storia di Emi (nella quale la diagnosi non è stata raggiunta sulla base dei sintomi, del tutto atipici, ma proprio con la titolazione anticorpale) dimostra che l'emocromo può essere normale in corso di erlichiosi, contro ogni logica. Skrappi è stato bene fin dal giorno seguente: niente più febbre, né gonfiori, un gran appetito. Siamo andati avanti solo con la doxiciclina per circa un mese e Skrappi non ha più avuto alcun sintomo. Da quella visita non rividi più il cane perchè il proprietario, vedendolo in piena salute, mi diede notizie per telefono ma non lo riportò più ai controlli previsti e così non venne somministrato nemmeno l'imidocarb.
Dopo un paio di mesi il padrone di Skrappi mi telefonò dicendo che improvvisamente aveva visto il cane molto abbattuto, con una respirazione alterata. Dopo uno o due giorni, e senza che Skrappi fosse portato da alcun veterinario, il cane era deceduto. Skrappi venne sottoposto ad autopsia, dalla quale risultò un'ipertrofia del setto interventricolare come unica possibile causa di morte. Non era presente alcuna alterazione di diverso tipo e il corpo appariva come quello di un cane che era stato benissimo fino al giorno prima.
La madre del proprietario di Skrappi, passata in studio per saldare alcune prestazioni, in sala d'aspetto insinuò parlando con una mia cliente che io potessi "non essermi accorta di qualcosa" quando un paio di mesi prima avevo visto il cane, febbricitante e pieno di edemi, e lo avevo subito guarito con la terapia corretta. Cioè: mica pensare che due mesi fa Skrappi era stato curato bene e velocemente. No! ... E' che il veterinario forse è colpevole comunque, perchè non ha previsto che dopo due mesi di piena salute Skrappi avrebbe avuto un arresto cardiaco causato da una malattia miocardica impossibile da diagnosticare a meno di non andarla proprio a cercare con esami specifici.
Ecco, lì per lì, ci sono rimasta male, a pensare a quanto una signora sorridente e apparentemente gentile, possa essere infida, perfida e disonesta. Poi ho pensato che in fondo la malevolenza fa più male a chi la pratica che a chi la subisce. In giro c'è anche quella gente lì, e non bisogna prendersela come un fatto personale. E' che c'è gente così.
Goran
A Goran dedico la mia rabbia. Goran era un giovane cagnolone colpito da una malattia trasmessa da zecche, curabile, ma deceduto inutilmente dopo molti giorni di malattia e sofferenza a causa del rifiuto, ingiustificato, da parte dei primi veterinari consultati di somministrare l'imidocarb (Carbesia).
"gentilissima dottoressa,sono paola parato,ci siamo sentite telefonicamente qualche giorno fà per il mio piccolo goran,il maremmano che stava male.purtroppo oggi è morto.sono profondamente triste.dopo la telefonata con lei lo abbiamo portato urgentemente in una clinica veterinaria di lecce (l'abbiamo scelta a caso,i tempi erano strettissimi).dopo esser stati già da 2 veterinari che hanno solo allungato i tempi e fatto star sempre peggio goran,eravamo in totale panico e sentivamo lo scorrere dei miuti con il fiato sul collo.a lecce gli hanno fatto subito le analisi e ci hanno dato una cura provvisoria in attesa dei risultati.la veterinaria ci ha fatto sospendere gli antibiotici e ci ha aggiunto flebo e altre medicinali vitaminici da somministrare sotto cute ed intramuscolo.il cane era ormai troppo debilitato,le gengive stavano diventando gialle.la veterinaria ci ha dato speranza e coraggio pur ammettendo che le condizioni erano davvero disperate.dopo due giorni (oggi,stamattina) le analisi hanno riscontrato leishmaniosi e babesia.la veterinaria ci ha detto di correre subito allo studio per somministrare al cane la carbesia.mio marito era a lavoro,ha lasciato tutto ed è corso da brindisi a torre santa susanna dove abitiamo (30km da brindisi)da qui caricato goran in macchina in fretta e furia siamo andati a lecce (altri 40 km).mi è sembrato il viaggio più lungo che avessi mai fatto.abbiamo fatto il possibile e l'impossibile per arrivare presto.una volta fatta l'iniezione abbiamo aspettato lì un 'altra ora in caso ci fossero stati effetti o reazioni al medicinale.tutto ok.avremmo dovuto fare un'altra iniezione di imidocarb fra 2 giorni.a casa il cane reagiva abbastanza anche se ormai cieco e stremato.lo chiamavamo e ci sentiva e scodinzolava anche se rimaneva immobile.credo avesse forti dolori,poverino!l'imocard glil'ha fatto alle 11:00 e il cane è morto alle 19:00.10 minuti prima mi aveva scodinzolato mi sono spostata e l'ho ritrovato con il battito impercettibile.gli ho fatto il massaggio cardiaco,gli ho tirato la lingua e dato un cucchiaino di caffè (la dottoressa mi diceva al telefono cosa fare) ma lui non c'è l'ha fatta.che strazio!ho avuto tanti animali nelle mia vita e ogni volta che uno di loro è andato via per me è stato sempre un grandissimo dolore. ...." Seguono dei ringraziamenti per l'aiuto (purtroppo a distanza, purtroppo non abbastanza efficace) da me prestato.

Dott.ssa Nicoletta Bevere, Medico Veterinario, Milano. Bibliografia disponibile su richiesta.
Aggiornato Novembre 2007